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Decoerenza ed emersione dello spazio-tempo

Immagina un lago perfettamente calmo. Lanci due sassi: le onde si sovrappongono in modo ordinato, interferiscono, creano disegni complessi.

Ora immagina lo stesso lago durante una pioggia fitta. Le gocce dell’ambiente distruggono la delicatezza delle interferenze. Le onde ci sono ancora, ma non puoi più distinguere il disegno.

Quello è il passaggio dal mondo quantistico al mondo classico.

La decoerenza,  è il processo attraverso cui il mondo quantistico — fatto di sovrapposizioni, interferenze, possibilità — smette di comportarsi in modo quantistico e comincia ad apparire classico, cioè come il mondo che percepiamo ogni giorno.

Un sistema quantistico è come una melodia fatta di molte note sovrapposte. Quando però quel sistema interagisce con l’ambiente — luce, aria, radiazione, campi, persino il vuoto quantistico — queste note perdono la loro sincronizzazione.

È come se la melodia si “sfocasse” e diventasse un rumore indistinto.

Questa perdita di sincronizzazione delle fasi è la decoerenza.

  • Prima della decoerenza: un oggetto quantistico può essere in più stati contemporaneamente (sovrapposizione).

  • Dopo la decoerenza: quelle sovrapposizioni non interferiscono più tra loro, quindi il sistema si comporta come se fosse in uno stato classico.

Non è che la sovrapposizione “sparisce”: semplicemente diventa impossibile accedervi, perché l’ambiente ha “mescolato” le informazioni di fase.

Perché è importante nel cosmo

Nel nostro contesto — l’origine dello spazio‑tempo — la decoerenza è ciò che permette alle fluttuazioni quantistiche dell’universo primordiale di diventare perturbazioni classiche:

  • prima: onde quantistiche perfettamente coerenti

  • poi: interazione con l’ambiente cosmico (radiazione, gravità, inflazione)

  • risultato: semi classici delle strutture cosmiche, come le anisotropie del CMB e le galassie

È il momento in cui l’universo smette di essere pura probabilità e comincia ad avere una storia, una geometria, una memoria.

Vuoi approfondire? Vai a questo link

 

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Cercare di comprendere le crisi contemporanee.

pentolaLa comprensione di un fenomeno viene prima ovviamente di qualsiasi approccio ad una eventuale soluzione e/o adozione di azioni adatte ad affrontarlo correttamente.

Per prima cosa è necessario scegliere un sistema di riferimento rispetto al quale osservare il fenomeno. Questa è una fase decisiva, essenziale per incominciare, nel senso che, se si sbaglia sistema di riferimento, perveniamo ad analisi completamente diverse e contrastanti. Oppure, al limite, all’impossibilità di analisi.

Lungi da me fare esempi tratti dalla fisica, ma uno lo devo fare, trovandolo semplice ed esplicativo: la pentola con l’acqua sul fuoco.

Per descriverla non basta molto: vedo che man mano che passa il tempo, se metto un dito nell’acqua avverto che è sempre più calda, fino al punto che mi scotto. Fortunatamente abbiamo inventato il termometro che mi racconta alcune cose interessanti, come, ad esempio, il fatto che a 100 gradi la temperatura non aumenta più. L’acqua sta bollendo. Cambia fase, dal liquido al vapore.

Vista da fuori, quindi, mi basta sapere quale è la temperatura dell’acqua per sapere tutto del fenomeno. So che, per cuocere la pasta la temperatura deve essere 100 gradi. Tutto qui.

Ma cosa accade se, idealmente, analizzo il fenomeno da dentro la pentola? Tutt’altra storia. Osservo, come la rana che non sa di star morendo, un turbinio di molecole impazzite che si untano, che urtano la pentola, che cercano di scappare fuori, un movimento caotico di miliardi di miliardi di particelle, ognuna con la sua energia e velocità.

Anarchia totale, caos.

Avete capito dove voglio arrivare?

L’errore tremendo che stiamo facendo, tutti, indipendentemente dall’ideologia, dal livello d’istruzione, dalla posizione sociale, è analizzare ciò che accade stando dentro alla pentola, in cui l’osservatore fa parte integrante dei processi che accadono. Ciò fa perdere qualsiasi riferimento alle leggi che governano i processi, rendendo impossibile qualsiasi tentativo non dico di risolverli, ma di spiegarli, fatto basico.

Se sto dentro, non so, ad esempio capire le cause e le dinamiche delle guerre attuali, per non parlare dei fenomeni del lavoro, dell’IA, eccetera. Per le guerre, ad esempio, sfugge la novità attuale, la loro struttura reticolare (a “mesh”) in cui io combatto te che combatte con un altro che a sua volta combatte con me e con qualcun altro e cosi via, in un reticolo ingarbugliato di conflitti, eserciti pure con tecniche diverse, a  cui diamo il nome di guerre asimmetriche. Tutti contro tutti. Non più l’uno contro l’altro, ma molti contro molti.

Con l’IA è la stessa cosa. Se sto dentro l’attuale schema, il futuro è fosco, inquietante: un mondo senza lavoro, in cui moltitudini affamate si scannano fra di loro mentre un’elite prospera in fortini dorati. E cosi via, ogni crisi porta il sistema, la pentola, a bollire.

Anche la crisi del nostro ecosistema e dei metodi di stare in esso in armonia, seguono la stessa tragedia. Lotto, ad esempio, contro la C02, ma uso automobili ultra inquinanti non potendo permettermi auto meno impattanti. Il problema qui è, ovviamente, il modello di trasporto, come muovermi e perché e chi paga, se ha i soldi…

Idem per la questione energetica, in cui, furbescamente, sembra che esistano di per se tecnologie di sinistra e tecnologie di destra. Questo è un capolavoro.

Il risultato di questo posizionamento è sempre lo stesso, implacabile: l’illusione di poter intervenire da dentro, con piccoli  o magari anche grandi, o ritenuti tali, aggiustamenti. Ognuno recita la sua parte, in una tragica recita pirandelliana, stando dentro alla scena, anzi allo scenario. Cambia poco o nulla tra destra, centro, sinistra, solo la grammatica.

Mò è arrivato il momento di mettersi fuori dalla pentola.

Se guardo da fuori, mi accorgo che le cause, già analizzate tempo fa, sono sempre le stesse, semplici, oggettive: lo scambio ineguale, la struttura capitalista, il capitale sia produttivo che finanziario. Si, va bene, le classi sociali sono cambiate, i meccanismi di produzione sono cambiati, tutto quello che si vuole, ma la struttura di fondo è sempre la stessa: chi accumula ricchezza e chi la perde, in un travaso incessante. Il capitale non produce più ricchezza. I soldi non producono più altri soldi veri. Quello che si produce è solo povertà, disperazione, guerra ed anche in questo caso vediamo come sistemi da milioni di euro siano inefficaci contro qualcosa di leggermente superiore ad un tracco con la botta.

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Comprendere la fisica, comprendere il mondo

Comprendere, capire. Mi piace più comprendere, prendere assieme.

Sin da piccoli subiamo una schizofrenia di apprendimenti. Ci vengono proposte cose come triangoli, cerchi, quadrati e poi numeri con le loro operazioni. Un mondo ideale ed astratto, fatto di regole rigide ed immutabili. Poi si passa a descrivere il nostro mondo tangibile, fatto di contraddizioni, di imperfezioni e regole che possono cabiare.

Ognuno di noi crea una proprio schema di relazioni, di interconnessioni, insomma si fa un modello, anzi una serie di modelli del mondo in cui vive, con cui interagisce.

Per come è fatto il processo di apprendimento, e per evitare cortocircuiti logici, normalmente tali modelli sono separati.

La fisica ha come missione la ricomposizione di tali modelli in un quadro organico e questo richiede lavoro, tempo e fatica.

L'ostacolo principale è l'astrazione logico-formale. Come cioè riuscire a paragonare le imperfezioni, i limiti e le caratteristiche del mondo reale alle entità ideali e semplici della geometria appresa fin dalle elementari. Spogliare la complessità da ciò che è non essenziale, ridurla a primitive semplici e studiabili. Traslare, cioè, il nostro mondo in un empireo, un luogo ideale che ci permetta di capirne l'essenza.

Comprendere un fenomeno, cioè, è inserirlo in uno schema, un modello ben preciso che abbiamo strutturato, modello astratto che governiamo con le leggi della matematica e la geometria. Comprendere come prendere dentro.

La fisica, in altre parole, non serve tanto per capire, ma per incasellare i fenomeni in un quadro coerente.

Un esempio è la forza di gravità, quella cosa che ci tiene incollati al nostro pianeta. Ci viene detto che tutti i corpi si attraggono, che ci fu un tizio, Newton, che studiò la cosa ed elaborò una teoria coerente che ci ha peresso di metter piede sulla Luna. Per teoria intendo un costrutto matematico per fare bene i conti ed abbia pure la capacità di prevedere fatti nuovi. L'habitat di questa teoria è la geometria euclidea, quella insegnata fin dalle elementari. Newton, con la matematica, si accorse che le quattro operazioni non erano sufficienti, e si inventò pure una nuova matematica, anche se altri, come Leibnitz, dissero che l'avevano fatta prima loro, ma questa è un'altra storia.

Attenzione: Newton non disse che bisognava capire da dove provenisse la forza di gravità, cosa cioè fosse, ma solo che effetti provocava, come funzionava. Per dirla alla Woody Allen, basta che funzioni. Comprendere non è capire!

Una volta entrato il fenomeno nel nostro schema, abbiamo aumentato il livello di applicabilità del nostro modello, come ho già detto. Ma, cosa accade se vedo qualcosa che contrasta col modello che  siamo fatto?

Questo è il mestiere che fa la fisica. Come per l'arte, ha la missione di andare oltre, di non arrendersi ed appiattirsi su ciò che si ha.

Ed infatti è venuto Einstein, che ha messo in mezzo il concetto di spazio-tempo. Ha radicalmente cambiato la nostra percezione quotidiana, mettendo assieme due cose fino ad ora staccate e con leggi proprie. Ha ridefinito la gravità in termini di geometrie non più euclidee, alzando l'asticella della matematica usando entità nuove e complicate, tensori, covarianza, coni di luce.

Anche qui non si tratta di capire cosa sia la gravità, ma come essa spieghi nuovi fenomeni non spiegabili con il lavoro di Newton: lente gravitazionale, onde gravitazionali, il GPS, si proprio quello che quotidianamente usiamo nei nostri telefonini., Il modello di Einstein ingloba quello di Newton .

Dobbiamo capire che comprendere è il massimo che possiamo fare. Il capire in sè è solo religione, per carità stimabile, ma è un'altra cosa.

Naturalmente, e qui mi taccio, non vi dico cosa accade con la meccanica quantistica, che distrugge definitivamente il nostro senso comune. Essa non va assolutamente capita, ma, per il momento solo accettata in un nuovo schema fatto di incertezze, dubbi, paradossi, proprio come il mondo reale in cui viviamo.

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Klein Gordon

 

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Si è scoperchiata la pentola.

Con  l'avvento di Trump di è, direi finalmente, scoperchiata la pentola. I sintomi, d'altro canto erano già chiari da molto tempo. prima piccoli, poi man mano più palesi ed avvertibili. Uno fra i tanti, per la prima volta le prospettive dei giovani peggiori di quelle dei vecchi. Poi i servizi sociali sempre più carenti, ma non allo stesso modo. Poi il lavoro, sempre meno retribuito e più scarso/scadente.L'ondata migratoria sempre più inarrestabile ed un pianeta sempre più instabile climaticamente. Prima, cioè, stavamo meglio, o meno peggio e la tendenza è, purtroppo, monotona decrescente. Prima avevamo, delle forma di protezione, di tutele collettive, che non dico che ci mettessero al sicuro, ma quantomeno ci permettevano di andare avanti. Ora gli ombrelli stanno chiudendosi inesorabilmente. L'oranizzazione degli stati, dell'economia, della politica cioè avevano elaborato un modo per garantire la cosiddetta pace sociale che ne permettesse lo sviluppo senza particolari intoppi e da noi gli abbiamo anche dato un nome:il welfare state.I ricchi esistevano, come i poveri o la classe media, ma la loro distanza era in qualche modo mascherata da una cortina di apparati intermedi che attutivano le contraddizioni, insanabili contraddizioni. Il trucco principale adottato era la separazione dei ruoli, cioè l'organizzazione dello  stato separata da quella economica, in un mascheramento spesso abile ed efficace. Questo modello non è mai stato realmente combattuto nè spiegato, denunciato da nessuno, anzi la cosiddetta sinistra l'ha introiettato, fatto proprio, diventandone addirittura il garante. La gente, le masse, sono state messe in balia delle logiche dei padroni del vapore che hanno imposto modelli, tecnologie, linguaggi vincenti, non avendo rivali.

Trump ha finalmente scoperchiato la pentola. I megapadroni sono direttamente coinvolti, sfacciatamente e senza schermi. Non esiste più intermediazione, un briciolo di ipocrisia, tra chi comanda e chi ubbidisce. Un marchede del grillo alla millesima potenza. Lo stato sono loro, con un burattino biondastro che spara cazzate ma che fanno breccia nell'analfabetismo funzionale in cui hanno ridotto la maggior parte delle popolazioni. L'incubo distopico delle tecnologie, IA, telefonini, social media, si è avverato. Internet è per pochi un luogo felice, per tutto il resto un luogo alienante. Noi occidentali abbiamo perso. I modelli che abbiamo inventato si sono dimostrati fallimentari.
Cosa fare? 

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