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Comprendere la fisica, comprendere il mondo

Comprendere, capire. Mi piace più comprendere, prendere assieme.

Sin da piccoli subiamo una schizofrenia di apprendimenti. Ci vengono proposte cose come triangoli, cerchi, quadrati e poi numeri con le loro operazioni. Un mondo ideale ed astratto, fatto di regole rigide ed immutabili. Poi si passa a descrivere il nostro mondo tangibile, fatto di contraddizioni, di imperfezioni e regole che possono cabiare.

Ognuno di noi crea una proprio schema di relazioni, di interconnessioni, insomma si fa un modello, anzi una serie di modelli del mondo in cui vive, con cui interagisce.

Per come è fatto il processo di apprendimento, e per evitare cortocircuiti logici, normalmente tali modelli sono separati.

La fisica ha come missione la ricomposizione di tali modelli in un quadro organico e questo richiede lavoro, tempo e fatica.

L'ostacolo principale è l'astrazione logico-formale. Come cioè riuscire a paragonare le imperfezioni, i limiti e le caratteristiche del mondo reale alle entità ideali e semplici della geometria appresa fin dalle elementari. Spogliare la complessità da ciò che è non essenziale, ridurla a primitive semplici e studiabili. Traslare, cioè, il nostro mondo in un empireo, un luogo ideale che ci permetta di capirne l'essenza.

Comprendere un fenomeno, cioè, è inserirlo in uno schema, un modello ben preciso che abbiamo strutturato, modello astratto che governiamo con le leggi della matematica e la geometria. Comprendere come prendere dentro.

La fisica, in altre parole, non serve tanto per capire, ma per incasellare i fenomeni in un quadro coerente.

Un esempio è la forza di gravità, quella cosa che ci tiene incollati al nostro pianeta. Ci viene detto che tutti i corpi si attraggono, che ci fu un tizio, Newton, che studiò la cosa ed elaborò una teoria coerente che ci ha peresso di metter piede sulla Luna. Per teoria intendo un costrutto matematico per fare bene i conti ed abbia pure la capacità di prevedere fatti nuovi. L'habitat di questa teoria è la geometria euclidea, quella insegnata fin dalle elementari. Newton, con la matematica, si accorse che le quattro operazioni non erano sufficienti, e si inventò pure una nuova matematica, anche se altri, come Leibnitz, dissero che l'avevano fatta prima loro, ma questa è un'altra storia.

Attenzione: Newton non disse che bisognava capire da dove provenisse la forza di gravità, cosa cioè fosse, ma solo che effetti provocava, come funzionava. Per dirla alla Woody Allen, basta che funzioni. Comprendere non è capire!

Una volta entrato il fenomeno nel nostro schema, abbiamo aumentato il livello di applicabilità del nostro modello, come ho già detto. Ma, cosa accade se vedo qualcosa che contrasta col modello che  siamo fatto?

Questo è il mestiere che fa la fisica. Come per l'arte, ha la missione di andare oltre, di non arrendersi ed appiattirsi su ciò che si ha.

Ed infatti è venuto Einstein, che ha messo in mezzo il concetto di spazio-tempo. Ha radicalmente cambiato la nostra percezione quotidiana, mettendo assieme due cose fino ad ora staccate e con leggi proprie. Ha ridefinito la gravità in termini di geometrie non più euclidee, alzando l'asticella della matematica usando entità nuove e complicate, tensori, covarianza, coni di luce.

Anche qui non si tratta di capire cosa sia la gravità, ma come essa spieghi nuovi fenomeni non spiegabili con il lavoro di Newton: lente gravitazionale, onde gravitazionali, il GPS, si proprio quello che quotidianamente usiamo nei nostri telefonini., Il modello di Einstein ingloba quello di Newton .

Dobbiamo capire che comprendere è il massimo che possiamo fare. Il capire in sè è solo religione, per carità stimabile, ma è un'altra cosa.

Naturalmente, e qui mi taccio, non vi dico cosa accade con la meccanica quantistica, che distrugge definitivamente il nostro senso comune. Essa non va assolutamente capita, ma, per il momento solo accettata in un nuovo schema fatto di incertezze, dubbi, paradossi, proprio come il mondo reale in cui viviamo.

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Klein Gordon

 

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Si è scoperchiata la pentola.

Con  l'avvento di Trump di è, direi finalmente, scoperchiata la pentola. I sintomi, d'altro canto erano già chiari da molto tempo. prima piccoli, poi man mano più palesi ed avvertibili. Uno fra i tanti, per la prima volta le prospettive dei giovani peggiori di quelle dei vecchi. Poi i servizi sociali sempre più carenti, ma non allo stesso modo. Poi il lavoro, sempre meno retribuito e più scarso/scadente.L'ondata migratoria sempre più inarrestabile ed un pianeta sempre più instabile climaticamente. Prima, cioè, stavamo meglio, o meno peggio e la tendenza è, purtroppo, monotona decrescente. Prima avevamo, delle forma di protezione, di tutele collettive, che non dico che ci mettessero al sicuro, ma quantomeno ci permettevano di andare avanti. Ora gli ombrelli stanno chiudendosi inesorabilmente. L'oranizzazione degli stati, dell'economia, della politica cioè avevano elaborato un modo per garantire la cosiddetta pace sociale che ne permettesse lo sviluppo senza particolari intoppi e da noi gli abbiamo anche dato un nome:il welfare state.I ricchi esistevano, come i poveri o la classe media, ma la loro distanza era in qualche modo mascherata da una cortina di apparati intermedi che attutivano le contraddizioni, insanabili contraddizioni. Il trucco principale adottato era la separazione dei ruoli, cioè l'organizzazione dello  stato separata da quella economica, in un mascheramento spesso abile ed efficace. Questo modello non è mai stato realmente combattuto nè spiegato, denunciato da nessuno, anzi la cosiddetta sinistra l'ha introiettato, fatto proprio, diventandone addirittura il garante. La gente, le masse, sono state messe in balia delle logiche dei padroni del vapore che hanno imposto modelli, tecnologie, linguaggi vincenti, non avendo rivali.

Trump ha finalmente scoperchiato la pentola. I megapadroni sono direttamente coinvolti, sfacciatamente e senza schermi. Non esiste più intermediazione, un briciolo di ipocrisia, tra chi comanda e chi ubbidisce. Un marchede del grillo alla millesima potenza. Lo stato sono loro, con un burattino biondastro che spara cazzate ma che fanno breccia nell'analfabetismo funzionale in cui hanno ridotto la maggior parte delle popolazioni. L'incubo distopico delle tecnologie, IA, telefonini, social media, si è avverato. Internet è per pochi un luogo felice, per tutto il resto un luogo alienante. Noi occidentali abbiamo perso. I modelli che abbiamo inventato si sono dimostrati fallimentari.
Cosa fare? 

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Starlink, satelliti, comunicazioni eccetera

internet 2interconnessioni internet

 Poche parole. A cosa servono i satelliti di Musk? Non servono per avere un canale di comunicazione sicuro. per lo meno non solo. Nelle immagini riporto lo stato attuale della rete globale di comunicazioni, di cui solo l'1% è via satellite. Il grosso lo fa la rete, la mesh mondiale via cavo, fondamentalmente in fibra ottica. La rete è ridondante, altamente ridondante. I nodi riportati il figura sono tutti interconnessi in molti modi. E la rete è costruita, da sempre, per instradare il qualsiasi modo il dati da un punto all'altro.

Musk ha in mente, semplicemente, di soppiantare gli attuali gestori di telefonia mobile, garantendo a tutti un accesso globale alle telecomunicazioni. La sicurezza militare centra poco o nulla. 

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Tanti a tanti auguri a te e famiglia

Gli auguri partono sui social media da circa metà dicembre ed hanno un andamento esponenziale fino a cavallo dell'anno nuovo, per poi diradarsi dopo la befana.Sono di vario tipo: scritti ad personam, molto spesso riciclando gif o altre immagini, incominciano pure quelli generati dall'IA. Tutta una corsa a non sentirsi esclusi, una immensa e metastatica ricerca di esistenza nel novero degli auguranti,

Ma cosa è l'augurio? E' probabimente una applicazione del calcolo della probabilità, perdonando la cacofonia. La teoria della probabilità è forse il campo più scivoloso e contraddittorio tra tutte le teorie scientifiche. Millemila libri scritti, nobel assegnati, corsi universitari, ma non esiste una definizione oggettivamente valida di cosa sia la probabilità, uno strano miscuglio tra soggettivismo e formalismo matematico.

Io auguro qualcosa di buono a qualcuno. Cioè spero che qli accada questo e quello,  Tra tutte le cose che possano capitare, voglio che la strana roulette della vita estragga solo quegli eventi che portino cose ritenute buone per chi li vive. Buone per te ma non necessariamente per me o per tutti.

Chi fa gli auguri sottintende molte cose, la più importante delle quali è il contesto, il campo di esistenza deli eventi possibili. Lo si ritiene, superficialmente, indipendente dall'esterno, fatto di cose isolate non interagenti . Come estrarre da un mazzo di carte una qualsiasi. Ma una cosa è avere a che fare con un mazzo di carte normale, comprato nuovo dal tabaccaio, un altra è che tale mazzo sia truccato, in cui qualcuno dall'esterno ha sostituito tutti gli assi con tutti due  o tre. In tal caso la probabilità che esca un asso è zero. 

Voglio dire che sperare che accada qualcosa dipende dalla sua effettiva e concreta realizzabilità, cioè conoscere quale sia la sua effettiva probabilità di accadere, il che implica conoscere perfettamente quali siano tutte le condizioni al contorno che possano determinarne la sua realizzazione. Ciò implica non un attegiamento "fatalista" o neuro, ma un attegiamento attivo e vigile, ineragente coi fenomeni che si vogliano che accadano. Un esempio banale è augurare buona salute ad uno che magna come un pazzo, beve come una Ferrari o fuma come un turco. Se gli voglio bene gli dovrei augurare, o meglio, dire, di smettere di farsi male.

Morale: non augurare buon anno, dato che, come vediamo, è dal 2000 che gli anni sono uno peggio degli altro, in una discesa continua verso la catastrofe, ma augurarsi di lottare, avere la forza ed i mezzi per distruggere questo perverso andazzo.

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Su me

Parlo di fisica, musica, viaggi di vario tipo.

Un posto dove sbariare, insomma.

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