Universo olografico 2

ologrammaSembrerebbe quindi che viviamo in una gigantesca simulazione olografica. L'orizzonte degli eventi di un buco nero è la superficie bidimensionale che delimita quello che possiamo vedere, dall'esterno. E' caratterizzata dal fatto che la velocità di fuga dall'interno verso l'esterno di un buco nero è uguale alla velocità della luce. man mano che le cose  gli cadono dentro, essa aumenta di dimensione e l'ultima informazione che abbiamo  si congela su questo orizzonte. Esso è tassellato in micro aree della grandezza della superficie di Planck (2,61223 × 10−70 ) ognuna delle quali memorizza un bit di informazione. Siccome si ingrandisce, la sua capacità di memorizzazione è virtualmente senza limiti. Ma, in base alla meccanica quantistica, su tale orizzonte, anzi sulla sua prossimità, il vuoto viene strirato e si ristruttura continuamente dando luogo alla creazione di particelle virtuali, che, data l'estrema densità del campo gravitazionale, possono fuoriuscire dal buco nero. Il buco nero, cioè può emettere materia e quindi energia, non è proprio nero. Potrebbe anche scomparire, anche se la cosiddetta radiazione di Hawking è molto bassa, l'emissione è cioè lentissima.

Quindi l'informazione sostanzialmente si mantiene, seppure con trascurabili perdite. Tutta linformazione del buco nero tridimensionale è contenuta in una superficie bidimensionale. Se il nostro universo fosse un buco nero appartenente ad un universo padre, la sua informazione sarebbe contenuta sui suoi confini. Noi saremmo la rappresentazione olografica di quanto c'è sul suo orizzonte che cresce. Cresce come le dimensioni dell'universo stesso che si sta espandendo. Quindi la sua espansione dipende dal fatto che l'universo-padre inietta materia dentro il nostro. Non male, credo. E una conseguenza è che la realtà ultima non è materia, ma pura informazione. Noi siamo informazione. 

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