Cercare di comprendere le crisi contemporanee.

pentolaLa comprensione di un fenomeno viene prima ovviamente di qualsiasi approccio ad una eventuale soluzione e/o adozione di azioni adatte ad affrontarlo correttamente.

Per prima cosa è necessario scegliere un sistema di riferimento rispetto al quale osservare il fenomeno. Questa è una fase decisiva, essenziale per incominciare, nel senso che, se si sbaglia sistema di riferimento, perveniamo ad analisi completamente diverse e contrastanti. Oppure, al limite, all’impossibilità di analisi.

Lungi da me fare esempi tratti dalla fisica, ma uno lo devo fare, trovandolo semplice ed esplicativo: la pentola con l’acqua sul fuoco.

Per descriverla non basta molto: vedo che man mano che passa il tempo, se metto un dito nell’acqua avverto che è sempre più calda, fino al punto che mi scotto. Fortunatamente abbiamo inventato il termometro che mi racconta alcune cose interessanti, come, ad esempio, il fatto che a 100 gradi la temperatura non aumenta più. L’acqua sta bollendo. Cambia fase, dal liquido al vapore.

Vista da fuori, quindi, mi basta sapere quale è la temperatura dell’acqua per sapere tutto del fenomeno. So che, per cuocere la pasta la temperatura deve essere 100 gradi. Tutto qui.

Ma cosa accade se, idealmente, analizzo il fenomeno da dentro la pentola? Tutt’altra storia. Osservo, come la rana che non sa di star morendo, un turbinio di molecole impazzite che si untano, che urtano la pentola, che cercano di scappare fuori, un movimento caotico di miliardi di miliardi di particelle, ognuna con la sua energia e velocità.

Anarchia totale, caos.

Avete capito dove voglio arrivare?

L’errore tremendo che stiamo facendo, tutti, indipendentemente dall’ideologia, dal livello d’istruzione, dalla posizione sociale, è analizzare ciò che accade stando dentro alla pentola, in cui l’osservatore fa parte integrante dei processi che accadono. Ciò fa perdere qualsiasi riferimento alle leggi che governano i processi, rendendo impossibile qualsiasi tentativo non dico di risolverli, ma di spiegarli, fatto basico.

Se sto dentro, non so, ad esempio capire le cause e le dinamiche delle guerre attuali, per non parlare dei fenomeni del lavoro, dell’IA, eccetera. Per le guerre, ad esempio, sfugge la novità attuale, la loro struttura reticolare (a “mesh”) in cui io combatto te che combatte con un altro che a sua volta combatte con me e con qualcun altro e cosi via, in un reticolo ingarbugliato di conflitti, eserciti pure con tecniche diverse, a  cui diamo il nome di guerre asimmetriche. Tutti contro tutti. Non più l’uno contro l’altro, ma molti contro molti.

Con l’IA è la stessa cosa. Se sto dentro l’attuale schema, il futuro è fosco, inquietante: un mondo senza lavoro, in cui moltitudini affamate si scannano fra di loro mentre un’elite prospera in fortini dorati. E cosi via, ogni crisi porta il sistema, la pentola, a bollire.

Anche la crisi del nostro ecosistema e dei metodi di stare in esso in armonia, seguono la stessa tragedia. Lotto, ad esempio, contro la C02, ma uso automobili ultra inquinanti non potendo permettermi auto meno impattanti. Il problema qui è, ovviamente, il modello di trasporto, come muovermi e perché e chi paga, se ha i soldi…

Idem per la questione energetica, in cui, furbescamente, sembra che esistano di per se tecnologie di sinistra e tecnologie di destra. Questo è un capolavoro.

Il risultato di questo posizionamento è sempre lo stesso, implacabile: l’illusione di poter intervenire da dentro, con piccoli  o magari anche grandi, o ritenuti tali, aggiustamenti. Ognuno recita la sua parte, in una tragica recita pirandelliana, stando dentro alla scena, anzi allo scenario. Cambia poco o nulla tra destra, centro, sinistra, solo la grammatica.

Mò è arrivato il momento di mettersi fuori dalla pentola.

Se guardo da fuori, mi accorgo che le cause, già analizzate tempo fa, sono sempre le stesse, semplici, oggettive: lo scambio ineguale, la struttura capitalista, il capitale sia produttivo che finanziario. Si, va bene, le classi sociali sono cambiate, i meccanismi di produzione sono cambiati, tutto quello che si vuole, ma la struttura di fondo è sempre la stessa: chi accumula ricchezza e chi la perde, in un travaso incessante. Il capitale non produce più ricchezza. I soldi non producono più altri soldi veri. Quello che si produce è solo povertà, disperazione, guerra ed anche in questo caso vediamo come sistemi da milioni di euro siano inefficaci contro qualcosa di leggermente superiore ad un tracco con la botta.

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